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Un po' di storia


Oggi Livigno ha diecimila ettari di pascolo e una vastissima superficie a prato. Questo bosco a sfumatura alta, che si è ritirato per far posto al verde, si sublima nella bàita livignasca.
Fino a qualche decennio fa l'aspetto di Livigno era quello di un museo all'aperto.
Museificare Livigno sarebbe stato spopolarlo dei suoi abitanti e condannarlo probabilmente ad un isolamento ancor più crudele di quello secolare a cui lo aveva destinato la natura.
La scelta dello sviluppo turistico è stata perciò un'occasione per dare un futuro alla zona.
Ciò ha comportato inevitabilmente nuove costruzioni e si è persa quella caratteristica sgranata dell'abitato, quella separazione da una casa all'altra che, nata per ragioni di protezione, marcava tuttavia, all'interno dell'isolamento generale di Livigno, l'individualismo e l'auto-isolamento dei gruppi familiari livignaschi. Tutto dunque, nella famiglia livignasca era organizzato per l'autosufficienza, per sopravvivere in lunghi periodi di isolamento.
L'economia zootecnica riduceva quasi completamente la dipendenza dall'esterno. La casa era l'appendice terminale del prato e il suo punto di diramazione. La "Tea", cioè la dimora temporanea estiva, era posta un po' più in alto in cima agli appezzamenti di prato.


© A. Berbenni

 
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