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CONTRABBANDO
Il gin bandito

IL GIN DI LIVIGNO

Contrabbando è il Gin di Livigno che racchiude in se la vera essenza del territorio, realizzato localmente a partire dalla raccolta delle bacche di ginepro. Bassa e spinosa questa pianta tenace risulta estremamente adattabile in alta montagna resistendo ai venti e al peso del manto nevoso.

Una volta maturi, i semi delle sue bacche sprigionano un olio essenziale dal profumo intenso e pungente, utilizzato per realizzare il gin: il risultato è un aroma selvatico, che si calibra perfettamente con l’alcol.

Le prime duecento bottiglie di “Contrabbando, il gin bandito” saranno numerate, per la gioia degli appassionati collezionisti. Chiaro rimando alla Livigno più antica, un bicchiere di questo gin racconta le incredibili storie dei contrabbandieri di montagna, uomini che affrontavano un viaggio insidioso per trasportare zucchero, caffé e bottiglie di alcol in grandi sacchi di tela grezza, attraversando nella notte la natura selvaggia dei crinali più ripidi, con tenacia, scaltrezza e spirito di adattamento.


CONTRABBANDO

La memoria di questo territorio aspro e selvatico racconta le leggendarie vicende del contrabbando: storie e avventure di uomini duri che, con la schiena curva sotto il peso del sacco, sfidavano la legge e la natura ostile. Il rischio era il loro compagno più fedele.
Contrabbando_Livigno Gin_
Infilavano la merce nei sacchi di tela grezza, indossavano gli
scarponi pesanti e partivano. Per non farsi scoprire dalle guardie, camminavano silenziosi nelle notti senza luna, lungo sentieri segreti, nascosti fra gli aghi dei pini mughi e i cespugli di ginepro che macchiano i pascoli.

Per qualcuno si trattava di un vero e proprio mestiere, per altri un’attività sporadica e, per tutti, era un lavoro pericoloso e faticoso, fatto di rischi, scaltrezza e di carichi pesanti sulla schiena. Immaginate dei gruppetti di uomini, vissuti tanto tempo fa, che camminavano silenziosi, attenti a non farsi scorgere, con la bricolla sulle spalle e scarponi pesanti ai piedi.

Era difficilissimo vederli, mentre attraversavano le valli e si inerpicavano sulle montagne avvolti dal buio, trasportando un carico di caffè, zucchero, sigarette e bottiglie di alcol. Conoscevano ogni angolo, ogni pietra, ogni cespuglio.

Chissà quanti cespugli di ginepro avranno incontrato, sulla loro strada. Nel silenzio delle valli, varcavano i confini invisibili disegnati dall’uomo, depositavano il carico e poi tornavano a casa, con le spalle leggere e un sorriso ruvido disegnato sulla bocca.

IL GINEPRO DI LIVIGNO

IL GINEPRO DI LIVIGNO

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l ginepro (Juniperus L.), esattamente come il contrabbando, non balza subito all’occhio: sembra quasi nascondersi. I suoi bassi cespugli spinosi vengono completamente coperti dalla neve, che li soffoca per lunghi mesi. Si tratta di una pianta tenace, con poche pretese ed estremamente adattabile: in alta montagna assume un portamento strisciante, per combattere i venti che soffiano impetuosi e per sopportare il peso del manto nevoso.

Il ginepro è speciale. I suoi fitti aghi pungono le mani di chi prova a toccarlo, come se dovesse difendersi. Il legno è nerboruto e resistente, utilizzato fin dalla remota antichità: i rametti venivano bruciati e fatti ondeggiare nell’aria, perché si credeva che il loro denso fumo aromatico avesse proprietà purificanti.

Ma sono i suoi frutti a renderlo celebre: comunemente chiamate bacche, hanno in realtà un nome quasi buffo, coccole o gàlbuli. Questi maturano nel giro di due anni, quando assumono un colore bluastro. Nel loro interno si trovano i semi, ricchi di un olio essenziale incredibilmente aromatico, utilizzato da millenni in erboristeria e in cucina, per insaporire carni e altro.

E per produrre il gin.
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